L’11 settembre 2026, presso la splendida Villa Contarini, a Piazzola sul Brenta (Padova), si svolgerà il Padova Burn Meeting, un appuntamento congressuale dedicato ai nuovi progressi clinici, tecnologici e chirurgici per la gestione delle ustioni. La cura delle gravi lesioni cutanee rappresenta infatti una delle sfide più impegnative e multidisciplinari del momento: l’evento di Padova offrirà un’occasione di rilevanza nazionale per discutere sulla medicina rigenerativa.
Il Dott. Alfio Luca Costa, chirurgo plastico, è il Responsabile Scientifico del progetto: professionista di riferimento nell’ambito dei traumi da ustione, opera presso il Centro Grandi Ustionati di Padova, realtà d’eccellenza nel trattamento delle lesioni complesse e nella riabilitazione funzionale del paziente.
In preparazione dell’evento di settembre, che abbiamo l’onore di organizzare, abbiamo raccolto le riflessioni dello specialista in un’intervista approfondita. Temi centrali dell’incontro sono stati la distinzione clinica tra ferita superficiale e “malattia ustione”, l’analisi sulla comunicazione della prognosi alle famiglie e il trattamento del paziente pediatrico. Il confronto ha poi svelato il punto di vista del Dott. Costa in merito ai confini della medicina rigenerativa, con particolare attenzione alle nuove tecnologie di settore, dal lipofilling alle nuove soluzioni dermo-epidermiche coltivate in laboratorio.
L’intervista completa al Dott. Alfio Luca Costa
C’è una distinzione che il pubblico fatica a cogliere: l’ustione piccola, quella che si cura in ambulatorio, e quella che voi chiamate “malattia ustione”. Dove passa il confine?

Il confine non è nella superficie bruciata, è nel tempo. Un’ustione piccola è un evento: si medica, guarisce, si chiude un capitolo. La malattia ustione è un processo che si apre in un momento preciso, l’incidente, ma che non si esaurisce mai del tutto. Coinvolge la pelle, certo, ma anche il sistema immunitario, il metabolismo, la crescita nei bambini, l’identità stessa della persona quando la cicatrice cambia il volto o il gesto di una mano. Curare un’ustione grave non significa richiudere una ferita. Significa accompagnare un organismo che per mesi, a volte per anni, deve riorganizzarsi intorno a un danno.
Nella fase acuta, cosa significa in concreto parlare di prognosi con una famiglia?
È il momento più difficile della comunicazione medica che conosco. Nelle prime ore la domanda è brutalmente semplice: sopravviverà? La superficie ustionata, la profondità, l’età del paziente determinano un rischio che va detto con chiarezza, senza illusioni ma anche senza spegnere la speranza, perché la medicina delle ustioni gravi è cambiata moltissimo negli ultimi vent’anni. Il debridement enzimatico, l’escissione selettiva, la copertura precoce con membrane e sostituti dermici hanno spostato l’asticella: oggi si sopravvive a lesioni che un tempo erano incompatibili con la vita.
Proprio perché si sopravvive di più, si apre un secondo tempo della comunicazione, quello che tante volte viene sottovalutato, cioè il “dopo”?
Esatto. Una volta superata la fase critica, bisogna spiegare che la guarigione della cute non coincide con la fine della malattia. Se restano esiti chirurgici invalidanti, retrazioni, cicatrici che limitano un movimento articolare, il paziente sa che dovrà probabilmente essere operato di nuovo, e non una volta sola, ma a intervalli, nel corso degli anni. È una verità scomoda da dare a chi ha appena attraversato la paura di morire, ma è necessaria: previene l’abbandono del follow-up e prepara la persona a un percorso che è cronico, non acuto.
Nei bambini questo problema si complica ulteriormente. Perché?
Perché la cicatrice è un tessuto che non cresce. Il bambino cresce, la sua pelle sana cresce con lui, ma il tessuto cicatriziale resta rigido, fibroso, ancorato. Il risultato è la retrazione: un’area che a cinque anni sembrava accettabile può diventare, a dieci, una limitazione funzionale seria, perché lo scheletro e i muscoli si sono allungati e la cicatrice no. È un conflitto biologico tra due tempi diversi, quello della crescita e quello della fibrosi. Per questo nella popolazione pediatrica non si programma un solo intervento ricostruttivo, ma un calendario di controlli e correzioni che accompagna il bambino fino alla fine dello sviluppo. Comunicare questo ai genitori all’inizio del percorso, con serenità ma con onestà, è parte della cura tanto quanto il bisturi.
Qui si inserisce il titolo del meeting: “riparare, ricostruire, rigenerare”. La rigenerazione a che punto è oggi?
È la frontiera più affascinante. Riparare significa chiudere la ferita, ricostruire significa restituire forma e funzione con innesti e lembi, ma rigenerare significa qualcosa di più ambizioso: guidare il tessuto a ricostruirsi con caratteristiche simili a quelle originarie, invece di limitarsi a sostituirlo con una cicatrice. Oggi lo strumento più maturo in questo senso è il lipofilling, l’innesto di tessuto adiposo autologo prelevato dal paziente stesso. Non è solo un riempitivo per correggere depressioni cutanee: il tessuto adiposo trasferito porta con sé una componente rigenerativa, capace di migliorare l’elasticità e la qualità della cicatrice, di ammorbidire aree retratte, in certi casi di ridurre il dolore neuropatico associato agli esiti da ustione.
E le tecnologie di nuova generazione, come denovoSkin?
Qui si compie un salto concettuale. Con denovoSkin l’obiettivo non è più coprire la ferita con pelle prelevata altrove sul corpo, spesso già scarsa nei grandi ustionati, ma generare vera pelle nuova partendo da una biopsia minima, di pochi centimetri quadrati, coltivata in laboratorio fino a produrre un tessuto dermo-epidermico completo. È un progetto ancora in fase di sperimentazione clinica, ma l’idea stessa, produrre pelle su misura per il singolo paziente a partire da una porzione infinitesima della sua stessa cute, ridisegna quello che sarà possibile fare nei prossimi dieci anni nei grandi ustionati, specialmente quando la superficie corporea residua sana non basta per le tecniche tradizionali.
Un’altra protagonista silenziosa della giornata è la banca dei tessuti. Che ruolo gioca davvero?
Un ruolo che il pubblico raramente immagina, ma che diventa decisivo proprio nei momenti di crisi. La cute omologa da donatore e la membrana amniotica, gestite secondo standard GMP dalla banca dei tessuti, permettono di coprire temporaneamente vaste aree ustionate quando la cute del paziente non è sufficiente, guadagnando il tempo necessario perché le tecniche rigenerative possano agire. Questo diventa essenziale nella gestione dei mass disaster, gli eventi con numerosi ustionati simultanei, dove la rete tra centri ustioni, banca dei tessuti e sistema del trauma deve rispondere in poche ore, non in giorni. Gli episodi recenti che hanno coinvolto un numero elevato di ustionati in un colpo solo ci hanno ricordato quanto questa rete debba essere pronta prima che l’emergenza arrivi, non organizzata mentre l’emergenza è già in corso.
Per chiudere: cosa vorrebbe che restasse, a chi legge, di questa giornata a Villa Contarini?
Che l’ustione grave non finisce quando la pelle si richiude. Che dietro ogni innesto, ogni matrice dermica, ogni seduta di lipofilling c’è un percorso lungo anni, fatto di chirurgia ma anche di ascolto, soprattutto quando il paziente è un bambino che deve crescere dentro un corpo che porta un segno. E che la ricerca, dal debridement enzimatico alla pelle coltivata in laboratorio, sta lentamente spostando quel confine tra ciò che oggi è una cicatrice permanente e ciò che domani potrebbe non esserlo più.
Verso il Padova Burn Meeting: formazione e rete per il futuro della cura
L’intervista al Dott. Costa pone in evidenza la necessità di una gestione olistica del paziente grande ustionato e come l’approccio della medicina odierna stia attraversando una fase di profonda trasformazione culturale, oltre che tecnico-scientifica.
Le nuove sfide del settore riguardano strettamente la diagnosi precoce, la tempestività dei trattamenti avanzati e la presa in carico a lungo termine, attraverso una sinergia costante tra specialisti, chirurghi, personale infermieristico, banche dei tessuti e reti territoriali di emergenza.
Il Padova Burn Meeting nasce da queste esigenze e con una visione chiara: offrire alla comunità scientifica un momento di confronto pratico e teorico sulle metodologie più innovative per “Riparare, Ricostruire e Rigenerare“.
L’evento si terrà venerdì 11 settembre 2026 nella prestigiosa cornice di Villa Contarini a Piazzola sul Brenta (PD).
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