Ci sono giornate che smettono di essere date vuote, diventando parte integrante della memoria collettiva dell’intero genere umano. Non vi è dubbio che l’11 settembre 2001 sia una di queste. Chiunque, quel giorno, sia stato poco più che un infante ricorda perfettamente il luogo esatto in cui si trovava quando le immagini delle Torri Gemelle in fumo fecero capolino brutalmente in TV, sospendendo qualunque tipo di programmazione ordinaria, portando con sé un senso improvviso di vulnerabilità e smarrimento globale. Da quel momento in poi, il mondo non sarebbe stato più lo stesso.
Per noi di Meet and Work, quel giorno coincideva con una vigilia alquanto complessa. Da lì a cinque giorni, ci sarebbe stata l’inaugurazione dell’11th International Workshop on Glasses, Ceramics, Hybrids and Nanocomposites from Gels (Sol-Gel 2001), in programma dal 16 al 21 settembre ad Abano Terme (Padova). Un evento accademico di altissimo profilo, presieduto dal Prof. Massimo Guglielmi del Dipartimento di Ingegneria Meccanica, Settore Materiali, dell’Università di Padova, che vedeva iscritti oltre 800 delegati, docenti e ricercatori provenienti da ogni continente.
Tutto era predisposto nei dettagli: gli atti scientifici, le sale, i collegamenti logistici. Poi, in pochi istanti, ogni certezza si dissolse.
Il buio, la paura e l’incertezza nei collegamenti mondiali
Nelle ore immediatamente successive agli attentati, lo spazio aereo statunitense venne completamente interdetto e gli aeroporti internazionali subirono blocchi a catena. Oltre alla paralisi dei trasporti, ciò che si abbatté sul mondo fu un disorientamento profondo: la sensazione che nessun luogo fosse realmente sicuro e che il futuro fosse diventato indecifrabile.
In sede, le comunicazioni ordinarie lasciarono subito il posto a un flusso continuo di messaggi e telefonate cariche di sgomento. Dagli Stati Uniti, dall’Asia, dal Medio Oriente e da tutta Europa, i partecipanti non chiedevano semplicemente informazioni sulla logistica, sui voli cancellati, sulle frontiere bloccate: esprimevano la propria angoscia, i timori legati alle reazioni geopolitiche, l’impossibilità di allontanarsi dalle proprie famiglie o i divieti tassativi di viaggiare imposti da diversi atenei internazionali.
In quel frangente, il ruolo organizzativo della nostra agenzia cambiò radicalmente natura. Non si trattava più di gestire agende congressuali o prenotazioni alberghiere, ma di offrire un presidio costante di ascolto, presenza e supporto umano. Una persona del team fu dedicata a tempo pieno, giorno e notte, a mantenere il contatto con ciascun delegato: per verificare rotte alternative per chi desiderava mettersi in viaggio nonostante lo scenario di totale incertezza, per aggiornare sulla situazione locale, ma soprattutto per dare una risposta calma e accogliente a chi si trovava a migliaia di chilometri di distanza dalla sede dell’evento.
Il valore della presenza: ritrovarsi nonostante tutto
Nonostante la gravità del momento e le oggettive difficoltà nei trasporti, la comunità scientifica scelse in larga parte di non arrendersi all’isolamento. Le defezioni furono contenute a poche decine di persone, per lo più legate a vincoli istituzionali o a cancellazioni aeree insormontabili. Chi poté muoversi affrontò viaggi lunghi e complessi, giungendo ad Abano Terme anche con giorni di ritardo, pur di essere presente.
Quando i lavori di Sol-Gel 2001 presero il via, il clima nelle sale congressuali era surreale, almeno nelle fasi iniziali. C’era il rigore della scienza che non si ferma, certo, ma c’era soprattutto una straordinaria densità emotiva. In quei giorni, le distanze geografiche e le barriere formali tra delegati di nazionalità, culture e contesti differenti si azzerarono: centinaia di persone si unirono senza dire nulla, accomunati non solo da un tema di ricerca condiviso, ma soprattutto dalla consapevolezza condivisa della fragilità umana e dal bisogno di porre in essere un ponte di dialogo e di reciproco riconoscimento.
Una traccia che resta nel tempo
A distanza di venticinque anni, quel congresso rimane una delle pagine più significative del nostro percorso, la più eloquente di tutte. Non fu semplicemente una dimostrazione di efficienza tecnica, ma la testimonianza di cosa significhi, nella sua essenza più autentica, essere un elemento di unione tra persone, prima ancora che tra professionisti, studiosi, ricercatori.
Quell’evento lasciò in dote un insegnamento fondamentale, mostrando senza possibilità di smentita che organizzare incontri scientifici non è un esercizio puramente procedurale. Significa farsi carico di una comunità, esserci quando gli imprevisti della storia irrompono nella quotidianità e ricordare che, al di là di ogni programma o scaletta, la cura delle relazioni umane è il vero terreno su cui si costruisce ogni valore condiviso.
La nostra commemorazione delle vittime, a 25 anni di distanza
Quello che avete letto è solo il nostro ricordo di quel terribile giorno. È doveroso commemorare questo anniversario dedicando un momento di commosso raccoglimento a tutte le vittime innocenti dell’11 settembre 2001. Il nostro pensiero va ai soccorritori che sacrificarono la propria vita e alle famiglie segnate da un lutto incancellabile.
Ricordare quel giorno significa anzitutto custodirne la memoria, confidando nell’umanità condivisa e in quel profondo bisogno di solidarietà tra i popoli che nessuna violenza potrà mai cancellare.

