Competenze, visione e relazioni: il ricambio generazionale secondo il GOS. Intervista alla Prof.ssa Eleonora Trecca

06/10/2026

Il panorama medico e chirurgico italiano sta vivendo una fase di profonda evoluzione. Accanto alla transizione tecnologica e digitale, a guidare questo cambiamento è soprattutto una rinnovata spinta umana e culturale: quella delle nuove generazioni di specialisti, sempre più orientate a modelli formativi pratici, al confronto interdisciplinare e a una concezione del lavoro fondata su condivisione, merito e benessere professionale.

In questo scenario, un ruolo di primo piano è svolto dal GOS (Gruppo Giovani Otorinolaringoiatri) della SIOeChCF (Società Italiana di Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale). Nato nel 2018 per dare voce e spazio propositivo ai soci under 40 (tra specializzandi e giovani specialisti), il GOS è oggi una realtà consolidata, capace di promuovere progetti di ricerca scientifica ad alto impatto internazionale, percorsi di formazione hands-on e una rete capillare su tutto il territorio nazionale.

A coordinare a livello nazionale questa comunità è la Prof.ssa Eleonora Trecca, professoressa associata presso l’Università di Foggia, chirurga e ricercatrice. Con lei abbiamo approfondito le sfide della professione, l’evoluzione della didattica chirurgica e le aspettative dei giovani medici verso i congressi e gli eventi scientifici.

Professoressa Trecca, da quale esigenza è nata l’istituzione del GOS e quali sono i principali vuoti che sentivate la necessità di colmare?

«Il GOS è nato per offrire ai giovani soci della SIOeChCF uno spazio reale in cui non essere semplici spettatori, ma protagonisti attivi della vita societaria, accogliendo sia specializzandi sia specialisti under 40.

All’inizio della carriera medica c’è un patrimonio enorme di entusiasmo, idee e dimestichezza con gli strumenti digitali che rischiava di rimanere inespresso. Il GOS è nato proprio per colmare questa distanza: creare un ponte tra generazioni, canalizzare l’energia dei più giovani in progetti concreti e favorire quel networking umano e professionale che, fin dagli anni della specializzazione, getta le basi per collaborazioni solide destinate a durare per tutta la carriera.»

Oggi si parla spesso di divario generazionale e di un approccio differente alla professione da parte dei giovani medici. Dal suo osservatorio, cosa sta cambiando davvero?

«Dal mio punto di vista non percepisco un reale divario, bensì una preziosa complementarietà. Quando ho iniziato, i colleghi con maggiore anzianità mi hanno guidata, trasmettendomi esperienza clinica e visione, mentre io ho cercato di portare passione per la ricerca e familiarità con il digitale. Oggi, nel formare i miei specializzandi, cerco di replicare lo stesso schema: mettermi in ascolto per imparare anche da loro, azzerando le distanze pur nel rispetto dei ruoli.

Certamente c’è un cambiamento culturale evidente: oggi i giovani pongono molta più attenzione alla costruzione di ambienti di lavoro equilibrati, sani e collaborativi. L’otorinolaringoiatria è una disciplina complessa e faticosa, sia sul piano clinico che chirurgico. Riconoscere l’importanza dell’equilibrio tra vita privata e professione non significa voler lavorare meno, ma eliminare certe dinamiche logoranti del passato e valorizzare le persone all’interno delle équipe, prestando attenzione anche all’equità e alla crescente e virtuosa presenza femminile nella nostra branca.» 

Un altro tema critico è la gerontocrazia: spesso si lamenta che il ricambio generazionale fatichi a tradursi in ruoli di reale responsabilità. È ancora così?

«È un mito che stiamo progressivamente sfatando. Negli ultimi anni l’età media per accedere a ruoli accademici, ospedalieri o di leadership societaria si è notevolmente abbassata. Io stessa sono diventata professoressa associata a 35 anni, e sempre più colleghi under 40 guidano settori e progetti complessi sia a livello universitario che clinico.

Nelle società scientifiche non siamo affatto fruitori passivi. Negli anni, i presidenti e i comitati direttivi della SIOeChCF hanno dimostrato grande lungimiranza, concedendo fiducia e ampi spazi di autonomia al GOS. Quando i giovani dimostrano rigore scientifico, spirito di iniziativa e capacità di raggiungere risultati, lo spazio decisionale viene riconosciuto e valorizzato.»

Dalla didattica tradizionale alle nuove metodologie: cosa serve oggi alle nuove leve per acquisire autonomia in sala operatoria e produrre ricerca di qualità?

«Siamo in un momento storico senza precedenti per disponibilità di strumenti. Pensiamo alla ricerca: le piattaforme digitali ci consentono di connetterci in tempo reale con colleghi di tutto il mondo. Con il GOS abbiamo ideato la serie di webinar internazionali GOS Goes Global, creando una finestra diretta tra giovani specialisti e i massimi esperti mondiali sulle principali subspecialità. Al contempo, strumenti come l’Intelligenza Artificiale offrono un supporto straordinario nella gestione e analisi dei dati, purché vengano usati con metodo per non scadere in contenuti sterili.

Sul fronte chirurgico la didattica è cambiata radicalmente. Non è più pensabile approcciare un intervento direttamente sul paziente. Oggi disponiamo di simulatori di realtà virtuale, modelli anatomici in stampa 3D e, soprattutto, corsi di dissezione su preparato anatomico umano. Come GOS organizziamo ogni anno corsi di dissezione dedicati, con tutor under 40 altamente qualificati per i distretti di orecchio, naso e collo. L’obiettivo primario è integrare la simulazione e la tecnologia in percorsi rigorosi, propedeutici alla sicurezza dell’atto chirurgico.» 

Come si traduce tutto questo nell’attività sul campo del GOS?

«Il GOS non è un’idea astratta, ma un vero laboratorio operativo. Siamo strutturati in delegazioni regionali per garantire capillarità sul territorio nazionale e ci organizziamo in board di ricerca dedicati alle varie sub-specialità della nostra disciplina.

Questa organizzazione si traduce in una produzione scientifica di rilievo. Un esempio di cui andiamo particolarmente fieri riguarda un lavoro scientifico a marchio GOS in ambito otorinolaringoiatrico pediatrico (“Comparative Analysis of Information Quality in Pediatric Otorhinolaryngology: Clinicians, Residents, and Large Language Models”, n.d.r.), sviluppato dal nostro board.

Lo studio, pubblicato nel 2025 e premiato nel 2026 tra le tre migliori pubblicazioni della prestigiosa rivista ufficiale Oto Open dell’American Academy of Otolaryngology–Head and Neck Surgery, è stato selezionato come unico contributo europeo per la speciale sessione plenaria “Game Changers“, nell’ambito dell’appuntamento “American Academy of Otolaryngology- Head and Neck Surgery (AAO-HNSF) 2026 Annual Meeting & OTO EXPO“ di Los Angeles, al quale avrò l’onore di partecipare i prossimi 17-20 ottobre in rappresentanza del team. L’esito finale della competizione sarà annunciato proprio al termine dei lavori congressuali. Risultati come questo testimoniano come la sinergia tra giovani ricercatori possa raggiungere standard di eccellenza mondiale.»

Cosa si aspetta oggi un medico under 40 da un convegno scientifico e come devono evolversi i format congressuali?

«Oggi l’offerta di appuntamenti scientifici è vastissima. Per risultare davvero attrattivo, un congresso deve garantire che chi partecipa torni a casa con un valore pratico e tangibile, una competenza nuova spendibile già dal lunedì successivo in reparto.

La classica lezione frontale è ormai superata: servono format interattivi, workshop pratici, tavole rotonde orientate alla risoluzione di problemi clinici e sessioni hands-on. È la formula che stiamo sviluppando per il nostro prossimo congresso nazionale, il GOS Generation Meeting, in programma ad aprile 2027 a Manfredonia (Foggia), dove il tema centrale sarà proprio “Bridging Research and Clinical Practice“.

Inoltre, il congresso in presenza resta insostituibile per il networking informale. Davanti a un caffè o a margine di una sessione nascono idee, scambi di opinioni su casi complessi e future collaborazioni di ricerca. La componente relazionale e umana è il vero cuore pulsante dell’esperienza congressuale.»

Guardando al futuro, quale messaggio o consiglio si sente di rivolgere a un giovane medico che muove oggi i primi passi nella specialità?

«Il primo consiglio è quello di sognare in grande. Non bisogna farsi spaventare dalla complessità delle sfide o pensare che certi traguardi siano irraggiungibili: con l’impegno costante, la dedizione e la preparazione, i grandi sogni trovano sempre una via per concretizzarsi.

Il secondo è scegliere la propria strada non per comodità, ma per autentica passione. L’otorinolaringoiatria e la medicina in generale chiedono sacrifici ed energie, ma quando si ama profondamente ciò che si fa, la fatica della giornata lascia spazio alla soddisfazione e alla gioia di apprendere.

Infine, credere nella forza del gruppo. I percorsi professionali non si costruiscono da soli, ma coltivando relazioni umane autentiche e leali con i colleghi e con la propria squadra di lavoro. È nel valore delle relazioni condivise che risiede la vera crescita della nostra professione.»

Il valore delle persone al centro della formazione scientifica

Ringraziamo sentitamente la Prof.ssa Eleonora Trecca per la disponibilità e per la lucidità con cui ha fotografato le trasformazioni della classe medica emergente.

La visione espressa dal GOS rispecchia da vicino i principi che guidano quotidianamente l’attività di Meet and Work: progettare congressi, percorsi formativi ed eventi medico-scientifici capaci di superare la rigidità della didattica tradizionale, mettendo sempre al centro l’interattività, l’efficacia pratica e il valore irrinunciabile delle relazioni umane.

Un incontro tra visioni comuni che si concretizzerà nel GOS Generation Meeting del 2027, che noi di Meet and Work abbiamo il piacere di organizzare, al fianco della Prof.ssa Trecca e della comunità scientifica del GOS.